Infiniti segmenti di esistenza – Italiano

Da ragazzo mi ritiravo per ore nella mia stanza con un quaderno e una penna. Era il momento migliore della giornata, potevo stare solo con i miei pensieri e confrontarmi usando il quaderno come specchio. Guardarsi e’ la maniera migliore di cambiarsi. E scrivevo per ore. E mi guardavo per ore. Erano momenti di silenzio, cosi’ pacifici. Non c’era il computer, non c’era Internet. Fra la macchina da scrivere e la penna preferivo la penna. Dopo non rileggevo solo cioe’ che dicevo ma anche il mio umore espresso dalla grafia. Da come le parole erano scritte potevo vedere se ero stato lieto, nervoso, speranzoso, frettoloso nel momento preciso che le avevo scritte. Informazioni che ora non possiamo vedere piu’ perche’ la scrittura digitale e’ asettica. Man mano che scrivevo vedevo che si aprivano orizzonti di conoscenza, o almeno realizzavo che esistevano e mi sentivo bene, allietato, ravvivato…

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